giovedì, luglio 10, 2008
NOVE LUGLIO
SPIAGGIA
Ho letto il libro di Fabio Volo... boh, mah, chi lo sa ?
Forse sono fuori target per scoprire cose che penso da piu di 10 anni.
martedì, luglio 08, 2008
SETTE LUGLIO
Sono in un bar dalle parti della spiaggia, dalla casse neoromantici napoletani si alternano a italiani sempreverdi.
Poi il silenzio e la voce di un Vasco ragazzo canta Albachiara.
Si e' banale lo so ma mi toccano quelle note di una canzone che da 30 anni fa emozionare tutti e cosi mi ritrovo a canticchiare sommessamente, mi giro e vedo altri cantanti improvvisati, dai 14 ai 44 tutti raccontano a loro stessi di una ragazza timida capace pero' di chiudere tutto il mondo fuori.
E mentre canto mi si chiude lo stomaco, farfalle emotive vi ci scorrazzano dentro e io non so a che pensare.
Voglio dare pace ai pensieri, li rifuggo ma non sono abbastanza veloce.
Poi due braccine piccole mi scivolano addosso e una voce urla: "Pelato bellissimo !"
E' Satanassa che, ancora bagnata, mi reclama in mare. Mi arrendo, come sempre, a lei: mollo Vasco, Alba e Fabio Volo.
Faccio scivolare i miei pensieri dentro quelle tazzina ormai finita di caffe', sorrido e mi lascio trascinare nel mare verde.
Ho detto STOP, che tutto si fermi per questi giorni.
lunedì, luglio 07, 2008
CINQUE LUGLIO
Sono arrivato.
1250 km e 14 ore di viaggio da casa, praticamente come andare su Alpha Centauri.
Il posto e' bellissimo: la Sila verde scuro scende veloce sullo Ionio verde chiaro e il cielo blu è cornice alle case bianche ed assolate.
Un vento caldo porta con se' aria secca a 36 gradi e io mi sto sciogliendo.
Se avessi dovuto immaginare Addis Abeba lo avrei fatto cosi'.
giovedì, giugno 26, 2008
The Catcher in the Rye
Gentile dottor Salinger,
scrivo queste mie righe per renderla partecipe di una serie di eventi che attraversano la mia vita nella speranza che la forma scritta della riflessione mi aiuti a far chiarezza.
Mi e' stato sempre insegnato, sin da adolescente e lei fu IL PRIMO, che le raffiche di vita sono cosa che tutti aspettano ma che pochi hanno il coraggio di uscire dal riparo di una esistenza per sentire sul viso la forza del vento, brezza o tempesta che sia.
Ricordo, con piacere e rimpianto, le sue parole quando mi invitava a vivere intensamente, addirittura anni e anni fa mi esortava dicendomi: "Live fast, die young", ma nonostante impegno ed applicazione con un po' di fortuna, per quanto sia veloce la mia vita io ancora sono qui a scrivere. E che dire poi degli altri frutti della sua dottrina ? Ho fatto della mia esistenza un laboratorio di rapporti interpersonali, ho mischiato sacro e profano, ho alternato osservazione scientifica a coinvolgimento viscerale, lava dell'Etna e armonie Zen, insomma ho fatto dei bei pasticci ma sono sempre qua, piu' PAVONE che mai.
E ora? Beh caro il mio JD, lei ha fatto il casino e lei ora se la sistema la situazione, dandomi le indicazioni, per filo e per segno, per raggiungere la mia meta. Lei ora leggerà questa mail che ho ricevuto e mi farà partecipe delle sue riflessioni, senza fiatare, senza discussione alcuna e mi dirà la sua: per bene e con chiarezza.
...e non cerchi di scappare alle sue scelte, ne io ne lei possiamo permettercelo più, non ci è mai stato consentito prima si figuri ora.
Con immutata stima e gratitudine.
Muh
P.S.: quando lo incontrerà mi usi la cortesia di salutare per me il suo amico Holden, quello giovane.
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E ancora una volta eccomi, silenziosa, di fronte a te che mi scruti e ma non sono io, questa volta, il tuo orizzonte ma le mie parole, parole che, sappilo, sono tornate, per certi versi un po' all'antica, a com'era prima della tua amata era dell'informazione, perché, ti ho spedito questa stessa mail anche via posta tradizionale a casa di tua madre, scritta a manina come facevamo anni e anni fa, ai tempi dei treni in orario e dell'estate-estate, inverno-inverno.
Il tempo scorre, mio adorato, vola, passa, scivola via oppure non trascorre, rimane li immobile, stagno pieno di girini destinati a non compiere mai il loro destino.
Ma a volte il tempo non esiste, e' solo una parola nelle pagine di vocabolario, per questo non ha cancellato tutti i miei giorni con te.
Ed è una sensazione strana quella che mi prende quando sono nella tua zona d'influenza, fisica o spirituale che sia, riesci sempre a occuparmi; è un'antica memoria ma che non smette mai di stupirmi e che anzi cresce costante: quando vedo il tuo nome sul telefono o percorro la strada che mi porta a te sento ancora e sempre più crescere l'ansia e so bene che non saprò nascondertela perché, per me, rivederti o risentirti è sempre una trepidazione nuova.
Sono cresciuta anch'io, anch'io ho imparato a controllare parte delle mie emozioni, e solo tu sai bene quanto io abbia pagato per questo, e così ora non ti chiedo più se resterai un giorno oppure un'ora e nemmeno se siamo arrivati all'ennesima ultima puntata di questa nostra antica storia.
Perché quando siamo insieme, davvero non m'importa niente, perché svuoto il mio cuore da domande e risposte, caccio via le malinconie e lascio che emerga quel filo rosso che ci lega da… meglio che io non lo ricordi o una nuova ruga attorno agli occhi verrà fuori… ma davvero ne ho ?
Perché a me sembra che solo il tuo occhio bastardo le veda e, cosa da vero stronzo, l'unico che me le faccia notare!
E' vero però che me lo dici ridendo, che come sempre mi prendi in giro e scherzi... lo so bene. Non ti incazzare.
Dicevo del filo rosso che ci unisce: è sempre prezioso, prezioso e raro perché ha reso unica una storia come tante, un filo che e' stato gomena ma anche cappio, che ci ha indicato spesso la strada come i sassolini di Pollicino ma che, talvolta, ci ha pure guidato per sentieri che forse sarebbe stato meglio non percorrere.
Ma siamo qui, un'altra volta, con i ricordi che mi sbattono in faccia come treni che sfrecciano verso mete sconosciute e mi portano a chiedermi ancora e poi ancora che sara' di noi: di quelli che hanno toccato INSIEME il cielo in una stanza, di quelli che sono sprofondati INSIEME in abissi inenarrabili, di quelli che erano e, lasciami dire, sono e saranno sempre INSIEME.
E' il mio karma, è il tuo karma. E' la storia di due destini che non possono prescindere l'uno dall'altro. Lo sappiamo entrambi.
Cado nel ridicolo se ti dico che ho gli occhi gonfi ora? Forse sì ma me ne frego, me ne frego perché e' con te e solo con te che io so essere davvero me stessa, riesco ad essere il "tuo libro preferito", quando lo dici muovi le mani ad accarezzare l'aria, quelle mani che cosi bene mi sanno suonare e che tirano fuori da me le migliori note che io sappia e possa fare.
E' cosi piena di complimenti per te questa lettera che pare, forse, un epitaffio, ma credimi davvero invece vuole essere l'incipit di qualcosa d'altro anche se... un mese e' passato, brutto stronzo.
Un mese si da quando ti ho chiesto quella cosa, il tempo scorre inesorabile, e tu non hai cambiato idea.
Don't worry.
Non voglio che tu ti senta all'angolo, non ti metto pressione alcuna perché io, io posso aspettarti fino alla fine del mondo.
Perché tu, tu non smetterai mai di essere il centro di tutti i miei pensieri, fino alla fine del mondo.
Ora non mi resta che riscrivere tutte queste parole sul pc senza però rileggerle, per evitare di ricordarmi quanto ti sia schiava e quindi arrabbiarmi ;-) , chiudere poi questi fogli in una busta, scriverci sopra un indirizzo che profuma di patchouli e dare tutto ad un postino che in bici te la farà avere. Tutto molto vintage, vero ?
Fammi un favore non buttarla poi come hai fatto per il resto… resto, credi forse che non abbia notato che porti ancora al polso il mio bracciale di caucciù?
24 anni... roba da Guinness. :-)
Ti bacio, con la foga della prima volta, con la passione dell'ultima volta.
Ne' più ne' meno, nulla è mutato.
E.
We're just two lost souls swimming in a fish bowl,
year after year,
running over the same old ground.
What have we found?
The same old fears,
Wish you were here
sabato, maggio 24, 2008
Tempus edax rerum
Te ne sei andata via e ci hai lasciati soli, mi hai lasciato solo.
Te ne sei andata ad un anno esatto dal tuo trionfo.
Te ne sei andata dando una nuova dimensione alle parole calvario e sofferenza.
Tu che potevi avere tutto, non hai mai voluto niente, e quasi ti giustificavi dicendo: "ho fatto una scelta di semplicità" perche' non ti e' mai servito un suv per camminare piu' in alto degli altri, eri sempre la piu' elegante anche senza una griffe addosso e brillavi come una stella anche senza diamanti alle dita.
E come dimenticare le tue incontenibili incazzature per tanti e diversi motivi ed io che ti chiedevo se ne valesse la pena e tu ridendo, poi, rispondevi "ne vale sempre la pena".
Te ne sei andata con l'angoscia di non aver lasciato tutte le cose apposto, perche' sei mesi non sono abbastanza per rimettere in ordine 47 anni di vita intensa.
Ma non ti angustiare, tutto prendera' una forma.
Quando stamattina me l'ha detto credevo scherzasse poi, poi ho visto gli occhi rossi e gonfi.
E il tam tam di bestemmie e preghiere che e' seguito: chi ti prega di dirgli che non e' vero, chi ti fa notare che siamo sempre di meno, chi ti chiede come fare ad andare avanti, chi ti dice che la vita non è giusta e chi chiama, semplicemente, per rimanere in silenzio in attesa di tua una parola che dia un senso.
Ma io di sensi non ne ho, io non ho ne' domande ne' risposte, io sono qui, ora, davanti a questa pagina mezza bianca, confuso.
Non so che pensare, non ho abbastanza immaginazione per tutto questo.
Il buco nero nel cuore si allarga un'altra volta e ti confesso che ora ho un po' paura perche', lentamente, ci dissolviamo nel nulla e abbiamo ancora una miriade di cose da fare, di libri da leggere, di storie da sistemare, di canzoni da cantare ma il tempo ci corre dietro, quel tempo che tutto divora.
Vado avanti, andiamo avanti perché "Ne vale sempre la pena", proseguiro' alla ricerca delle note giuste, le note di qualche canzone che mi aiuteranno a dipingere il tuo viso all'infinito.
Una canzone dedicata a te, a quelli come noi, ai pochi rimasti.
Con me, per sempre.
"...ma ho visto anche degli zingari felici corrersi dietro,far l'amore e rotolarsi per terra. Ho visto anche degli zingari felici in piazza Maggiore a ubriacarsi di luna,di vendetta e di guerra".
venerdì, maggio 23, 2008
CLONI DELLA NUTELLA
Per tanti anni sei riuscito a starne alla larga: a volte non erano abbastanza esotici, a volte lo erano troppo. Non ti piaceva l'idea di avere a che fare con una copia perché' se deve essere peccato di gola che almeno ne valga la pena, poi quell'essere cosi' uguale nella confezione ma cosi' diverso nell'etichetta ti ci allontanava ulteriormente.
Poi che succede ?
Ad un certo punto della tua vita ti senti forte, abbastanza forte da lasciarti tentare.
Convinto di avere ormai tutti gli anticorpi necessari abbandoni la diffidenza e ti ci avvicini con fare deciso.
C'è ancora qualcosa che non ti convince ma non dai ascolto a quella voce antica e provi ad aprirla.
Il tappo e' duro da svitare, pare quasi che la filettatura sia fatta apposta per sabotare la volontà' ma con qualche sforzo ci riesci.
Poi e' il momento della chiusura ermetica: la vedi ed e' un po' una delusione perché' non e' di alluminio come quella originale ma di una carta strana, mai vista e un po' diffidi.
Ma stavolta hai stranamente deciso di andare a fondo in una cosa della tua vita e cosi' la stacchi e un po' ci rimani male perché' non si toglie bene ma rimane un po' qua e un po' la', come se fosse indecisa sul da farsi.
Insisti, fai le cose per bene e finalmente arrivi alla crema.
La vedi, e' la sotto che ti aspetta.
L'aspetto e' quello che eri certo di trovare e il profumo invitante ti fa dimenticare le delusioni della chiusura o la fatica del tappo e poi sei un entusiasta per natura, vedi le cose e cerchi di viverle per quello che sono, per quello che sei .
E fai come hai sempre fatto: intingi il dito indice nella crema, lo guardi mentre lo porti alle labbra e lo metti in bocca.
Il clone sa di plastica... come chi te l'ha regalato.
lunedì, maggio 19, 2008
14 APRILE 2008
E' dal 14 aprile che taccio.
Mi sono ripromesso di non cercare l'esilio in Francia.
Ho rassicurato me stesso e chi mi vive attorno dicendo che in democrazia si deve dare una chance a tutti.
Ho anche affermato che l'alternanza e' un principio democratico.
Ho filosofeggiato ricordandomi che "Vox populi Vox dei" anche se poi mi sono ricordato che alla fine fu Barabba quello liberato.
Insomma ho fatto di tutto per non pensare che io di sicuro qualcosa ho fallito nella mia vita e forse, perché no, anche qualcun altro della mia generazione.
Li ricordo tutti anche quelli che non ci sono piu', anche quelli che non vedo da millenni e quel paio di incravattati che vedo in tv in diretta da Montecitorio.
E siamo tutti dei sopravvissuti.
Siamo sopravvissuti al mito della vita bohemienne poi a quello dell'autodistruzione e della new age.
Eravamo troppo giovani per andare in India ma Londra era vicina.
Siamo sopravvissuti al rock satanico ed alle canzoni ascoltate al contrario.
Siamo sopravvissuti al confine sottile tra AutOp e Prima Linea, ai calcinacci del muro di Berlino ma tutti abbiamo avuto la faccia del Che impressa su una tshirt o una spilletta.
Siamo sopravissuti alla fabbrica perche, anche se non ci siamo mai entrati perché eravamo studenti…ma ci credevamo operai.
Siamo sopravvissuti alle cariche della Celere e a quelle degli spacciatori di eroina anche se, nonostante le indicazioni di mia madre, io davanti a scuola non ho mai trovato nessuno che mi regalasse le caramelle con la droga dentro… quanti soldi avrei risparmiato.
I capelli no, quelli non sono sopravvissuti alle creste gialle e viola, ma è sopravvissuta la voglia di vedere le facce disgustate degli stronzi in giro per la citta'.
Eravamo troppo giovani per piangere Jim, Janis e Jimi ma siamo sopravvissuti alle lacrime versate per la morte di Fausto e Iaio.
Siamo sopravvissuti alla fine della rivoluzione sessuale e al timore dell'AIDS, ma qualche conoscente no e milioni di sconosciuti nemmeno ma questo il Papa non lo sa o non gli interessa.
Siamo sopravvissuti ai ministri ex PCI senza credere piu' al "sol dell'avvenir" ma, in fondo, sperandoci ancora un po'.
E abbiamo superato la musica finto rock, la new wave italiana e il free jazz punk inglese.
Molti hanno lasciato pezzi di se stessi lungo la strada, alcuni li hanno ritrovati altri sono stati dichiarati “missing in action”.
E siamo sopravvissuti a noi stessi, talmente sopravvissuti che rifuggiamo l'un l'altro, come poli uguali di calamite diverse.
Credo di aver sbagliato si ma ce l’ho messa sempre tutta e di questo ne vado orgoglioso.
giovedì, aprile 10, 2008
"L'après-midi a' Montparnasse"
"Un grosso armadio a cassettoni pieno di registri,
Di versi, di dolci biglietti, di documenti legali, di romanze,
Con qualche ciocca di capelli avvolta in vecchi scartafacci,
Custodisce meno segreti del mio triste cervello...."
A volte, quando ho piu' dubbi del solito e le poche certezze vacillano... faccio l'archivista. Scartabello memorie, rimescolo ricordi e agito soluzioni ormai decantate alla ricerca di un colore gia' visto, di una nota a margine che mi aiuti a comprendere meglio, di un asterisco che mi riporti a fondo pagina con un'illuminazione.
Succede anche pero' che io mi ricordi che cosi' facendo corra il rischio di fare discorsi concentrici: il proprio passato non e' un capitale che si accumula una volta per sempre ma un punto dal quale ogni volta ripartire verso nuovi traguardi, il piu' delle volte piazzati, infidamente, dietro curve a gomito.
Perche' oggi questo pensiero ? Boh ? E che ne so.
Dentro di me un presente sfocato.
Dietro di me il battere incessante e sempre piu' vigoroso di scheletri rinchiusi temporaneamente negli armadi.
E io, come Lenin, mi chiedo "Che fare ? "
"...È una piramide, un'immenso sotterraneo,
Che contiene più morti che non un cimitero..."
Sara' il cambio di stagione o il global warming ma mi aggiro tra passato e presente alla ricerca del futuro, ho 2 solidissime certezze che pero' non sono argine sufficiente.
Mi rivolgo alla musica ma con poco successo, troppo evocativa e coinvolgente.
Allora i libri... e che leggo ? Il Circolo Dante dove addirittura i fantasmi si aggirano tra il 12° ed il 19° secolo.
Ci riprovo: mi immergo tra gli scaffali della libreria e che mi cade in mano ? I fiori del male.
Basta mi arrendo.
Stacco la spina violentemente e mi fermo qui dove sono, lascio che le cose accadano.
"J'ai plus de souvenirs que si j'avais mil ans"
lunedì, marzo 31, 2008
Altius Citius Fortius

venerdì, marzo 07, 2008
Filippo Tommaso e le domande sceme
Muhadib scrive:
1-Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità.
Muhadib scrive:
2-Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
Muhadib scrive:
4-Noi affermiamo che la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità
Muhadib scrive:
7-Non vi è più bellezza se non nella lotta. Nessuna opera che non abbia un carattere aggressivo può essere un capolavoro.
Muhadib scrive:
8-Noi siamo sul patrimonio estremo dei secoli! poichè abbiamo già creata l'eterna velocità onnipresente.
Muhadib scrive:
11-Noi canteremo le locomotive dall'ampio petto, il volo scivolante degli areoplani. E' dall'Italia che lanciamo questo manifesto di violenza travolgente e incendiaria col quale fondiamo oggi il Futurismo
Muhadib scrive:
queste non sono frasi vuote e senza senso
Muhadib scrive:
non solo parole roboanti senza nessuna attinenza con il mondo che ci circonda
Muhadib scrive:
questa e' la forza dell'uomo
Muhadib scrive:
questa e' la capacita' dell'essere umano di sovvertire l'ordine naturale delle cose
Muhadib scrive:
e poi, se vuole, ricomporlo nella forma desiderata
Muhadib scrive:
magari quella originaria ma poco importa e' la volonta di farsi carico degli eventi quello che conta
Muhadib scrive:
ricordi quando ti dicevo dell'ansia ?
Muhadib scrive:
c'e' anche in queste righe
Muhadib scrive:
e non nel significato comune che diamo a questa parola
Muhadib scrive:
ma ansia come irrequietezza e voglia di correre verso quello che non conosciamo ma in cui speriamo
Muhadib scrive:
un fiatone perenne con il quale condividere la vita
Muhadib scrive:
la ricerca dello stupore
Muhadib scrive:
non quello procurato ma quello vissuto
Muhadib scrive:
ecco come io vorrei essere
Muhadib scrive:
un treno in corsa
Muhadib scrive:
folle verso la meta ma sempre pronto con la mano sul freno di emergenza
Muhadib scrive:
per fermarsi anche un attimo ad ammirare quello che mi stupisce
Muhadib scrive:
un'opera di Gaudi
Muhadib scrive:
un verso di Rimbaud
Muhadib scrive:
una composizione di Jarrett
Muhadib scrive:
ma anche il ritratto che ti fa tua figlia
Muhadib scrive:
o la prima poesia di tuo figlio
Muhadib scrive:
ecco cosa cerco, ecco cosa bramo
Muhadib scrive:
l'opera dell'uomo
Muhadib scrive:
e l'amore non e' forse la cosa migliore che riusciamo a produrre ?
Muhadib scrive:
non siamo noi dei microcosmi messi uno al fianco dell'altro ?
Muhadib scrive:
e' l'osmosi il segreto
Muhadib scrive:
è l'osmosi la forza
Muhadib scrive:
e tu sei il microcosmo la cui energia osmotica piu' mi pervade
Muhadib scrive:
buona giornata e scusa per il delirio
Muhadib scrive:
un bacio leggero come un rivetto d'acciaio che cade da un grattacielo newyorkese
Muhadib scrive:
una carezza pesante come un'accordo di Tchaikovsky suonato nella tundra
XYZ ha inviato 06/03/2008 9.45:
sono senza parole
XYZ ha inviato 06/03/2008 9.45:
secondo me dovresti mettere queste parole nel tuo blog, qs forza e qs ansia
Muhadib scrive:
perche ?
XYZ scrive:
che domanda scema
XYZ scrive:
perchè sono te
L'HO FATTO SUL SERIO
mercoledì, febbraio 20, 2008
VERBO AVERE: prima persona singolare, tempo imperfetto, modo indicativo.
Avevo un capo: arrivo', anni fa, nella sede di Torino... una donna.
Avevo un capo: litigammo furiosamente e mi mise ad occuparmi di scartoffie.
Avevo un capo: dopo un po' rivide le sue decisioni e mi rimise nel mio ruolo dandomi ancora piu' responsabilita'.
Avevo un capo: mi insegno' ad essere piu' umile e meno presuntuoso.
Avevo un capo: mi chiamava a tutte le ore del giorno e della notte, sabati e domeniche per i dubbi e le incertezze piu' stupide.
Avevo un capo: le insegnai ad essere razionale ed a valutare i problemi con freddezza.
Avevo un capo: lavorava 16 ore al giorno e mi trascinava con se' un giorno si ed uno no.
Avevo un capo: un giorno di luglio fummo inghiottiti da un problema professionale enorme, insieme lo affrontammo ed insieme ne uscimmo vincitori.
Avevo un capo: un giorno le prestai un libro che amavo alla follia, lei lo lesse e restituendolo mi chiese: ma come cazzo fai a leggere 'sta roba ? Era American Psycho di B.E.Ellis.
Avevo un capo: ricevetti un'offerta di lavoro incredibile ma lei mi fece avere quasi tutto quello che chiedevo e non andai piu' via.
Avevo un capo: una domenica pomeriggio mi telefono' per dirmi che la stavano evacuando e mi chiese di andare in ufficio per controllare la situazione... ci andai e tornai a casa dopo 4 giorni, stanco e bagnato. Era il 16 ottobre del 2000, l'alluvione di Torino.
Avevo un capo dalla quale imparai che il lavoro e' importante si ma non vale una vita, un marito e una famiglia... come invece fece lei.
Avevo un capo: pianse di commozione quando nacque il mio primo figlio.
Avevo un capo con la quale le litigate erano diventate confronti.
Avevo un capo: ad un certo punto le nostre strade cominciarono a dividersi: io in giro per il mondo lei sempre a Torino ad affrontare e risolvere problemi.
Avevo un capo dalla quale mi separai definitivamente e per me arrivarono i progetti europei, le Olimpiadi e tante altre cose durate 5 anni, 5 anni segnati da alcune incomprensioni e da poche parole... ma lei per me era sempre il mio capo ed io per lei il "suo ragazzo".
Avevo un capo che ha lavorato 12 ore sabato, 12 ore domenica, 12 ore lunedi e poi martedi' mattina e' stata chiamata dai nuovi "padroni del vapore" che, causa ristrutturazione, l'hanno invitata a non presentarsi il giorno successivo, oggi.
Avevo un capo: alla quale ieri, saputa la notizia, ho restituito le lacrime.
Oggi le ho mandato un sms al cell aziendale del quale, forse, non era piu' in possesso, ma l'ho spedito lo stesso.
"Sinceramente non so se leggerai mai questo messaggio e forse lo faccio piu' per me che per te ma voglio che tu sappia quanto tu sia nei miei pensieri. Ti abbraccio e ti bacio con la certezza che questo per te sara' un momento per rinascere: perche' sei brava, perche' te lo meriti e perche' io ti voglio bene.
Sono B. e tu sei nel mio cuore."
Dopo una trentina di minuti ho ricevuto io un sms, breve, laconico: " TI CHIAMO".
Ho sentito il telefono squillare e la sua voce che, intenta a mascherare l'emozione, mi dice: "Non mollare perche' sei bravo e ti devi far valere e non ti preoccupare per me, mi organizzero' la vita al meglio che posso. Mi faro' viva, lavoreremo ancora insieme."
Alle frasi banali preferisco il silenzio e quindi le ho solo detto "Fatti viva".
E questa ennesima seduta e' per te Paola che tanto mi hai insegnato.
mercoledì, febbraio 06, 2008
YES, WE CAN
Non riesco a smettere di farmi coinvolgere. moriro' fesso ed idealista
Yes, we can heal this nation. Yes, we can seize our future.
And as we leave this great state with a new wind at our backs and we take this journey across this great country, a country we love, with the message we carry from the plains of Iowa to the hills of New Hampshire, from the Nevada desert to the South Carolina coast, the same message we had when we were up and when we were down, that out of many, we are one; that while we breathe, we will hope.
And where we are met with cynicism and doubt and fear and those who tell us that we can't, we will respond with that timeless creed that sums up the spirit of the American people in three simple words ...
...yes, we can.
mercoledì, gennaio 23, 2008
Open the doors of perception...
Ho frequentato spesso quella gente: ho abitato per lungo tempo in un appartamento nella baia di San Francisco, ero di casa nella libreria di Ferlinghetti tra Broadway e la Columbus, dove conobbi Keruac e Ginsberg, andando sovente a pranzo al Ristorante di Alice con Grace Slick e i Jefferson nelle orecchie.
Non ho mancato l’appuntamento a Berkeley per strappare la cartoline precetto e mangiando fragole e sangue sono salito sulla sella del chopper di Peter Fonda per arrivare fino a Woodstock, di cui pero’ non parlero’ perche’ ne ho ancora addosso molto fango e un po’ di vergogna per quelle immagini dove ballo, nudo, i blues di Janis
Da Woodstock poi il viaggio fino a New York è stato breve e li, l’altra sera, ho conosciuto JUDE e LUCY e ne ho seguito la loro bellissima storia d’amore, passata tra il sogno della pace universale e il Vietnam, tra le dolcezze dei trip chimici e l’amaro delle rivolte nere nei ghetti.
Che dire di Jude ? Beh lui e’ inglese, viene da Liverpool e aveva una ragazza che si chiama MOLLY, si… lei canta in un complesso beat.
E Lucy ? Lucy viene da una buona famiglia borghese della provincia americana e ha un fratello che si chiama MAX.
Ah… dimenticavo… lei ama lanciarsi in alto, verso il cielo... pieno di diamanti.
Si conoscono dopo una serie di vicissitudini a NYC circondati dai loro amici tra i quali mi piace ricordare :
Ed io mi sono unito a loro nel cantare e ballare e quando mi sono apparsi, quasi come in sogno, anche Joe Cocker e Bono, presenti li per arricchire ancor di piu’ la preziosa trama ordita, gioia e tripudio… le mie note sono salite al cielo, anzi al piano di sopra perche’ partendo da un divano tanto in alto non si puo’ andare se non con il cuore.
Era un film, un bellissimo film… per me capolavoro che si chiama ACROSS THE UNIVERSE e racconta di questa storia d’amore attraverso 33 canzoni dei Beatles che i protagonisti reinterpretano in maniera divina.
Si forse e’ SOLO una storia d’amore ma a me va bene cosi’ anche perche’ sono stanco di vedere film che ritraggono le “miserie della nostra societa’ ed i suoi conflitti”, e poi domandarmi, desolato e triste, davanti ai titoli di coda… ma chi cazzo me lo fa fare ?
Ora gira cosi’… disimpegno a go’ go’, cazzeggio come se piovesse e sara’ una stagione monsonica lunga e umida mi sa.
lunedì, gennaio 14, 2008
PEZZI DI VETRO
Raramente anzi quasi mai, per fortuna, mi sono imbattuto in fenomeni strani, situazioni apparentemente inspiegabili... No, non intendo storie tipo quello che si risveglia e legge sullo specchio, scritto con il rossetto "WELCOME TO THE AIDS WORLD" o le storie di reni asportati per via del traffico di organi, anche perche' io non uso cosmetici, ho una grafia incomprensibile e l'unico organo buono e funzionante che posso permettermi di dare ad altri è un vecchio Bontempi arancione appartenuto a mio fratello che aveva un suono da film dell'orrore anni 30.
Pero', qualche giorno fa, mentre un amica, una delle poche persone che tiene il mio cuore al guinzaglio, mi sottoponeva ad un triplo bypass cardiaco, chiacchierando mi sono ricordato dell'inspiegabile fenomeno di PEZZI DI VETRO e della C60 fatata.
Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, dove M, P e 3 erano solo 3 caratteri alfanumerici e CD due lettere consecutive, un'amica mi presto' un vinile, un mitico LP: fetish e sensuale nel suo essere tutto di vinile nero con l'ombelico colorato di verde.
Si trattava di RIMMEL di De Gregori, forse il disco italiano più bello che io abbia mai sentito, sicuramente uno della mia TOP 5 italiana, cosi' bello che decisi di registrarlo.
E cosi', un pomeriggio di fine anni 70, io e la mia amica Barbara, detta "Confetto" ma questa e' un'altra storia, decidemmo di cogliere la ghiotta occasione dell'inaspettato prestito e armati di cassette C60 e di un giradischi decidemmo di diventare schiavi per sempre dalla magia di quelle canzoni.
Nel religioso silenzio della mia cameretta, appoggiammo il microfono del registratore davanti all'altoparlante del giradischi e schiacciammo REC sul registratore.
Non una mosca volava, non un gemito ci facemmo scappare: la sacralità dell'atto non consentiva alcun rumore che potesse inquinare gli innumerevoli ascolti successivi.
Rimmel, Pezzi di vetro, Il Signor Hood.... shhhh.... schiaccia PAUSE e gira il disco.
OK... togli la pausa... Shhhhhh: Pablo, Piano Bar, Piccola mela.... beh ora lascialo andare anche se finisce il disco noi andiamo avanti.
E cosi' facemmo per due volte consecutive: una cassetta per lei, una per me e il disco indietro alla legittima proprietaria.
Dopo qualche giorno ascoltai la cassetta che, a parte il fisiologico "crac crac" di sottofondo e date per scontate le limitazioni tecnologiche, era veramente bella.
Che dire di Rimmel che non si sia gia' scritto ? Le pagine chiare e le pagine scure, le carte spedite ad un indirizzo nuovo ? No, quella canzone diceva tutto da sola. Poi seguiva PEZZI DI VETRO, la piu' bella dell'album, specie per quella voce femminile che faceva il controcanto...
- Controcanto ? Rispose Confetto quando le commentai il disco qualche tempo dopo.
- Ma che stai dicendo ? Hehe... di che ti sei fatto ?
- No, no di niente, credimi. Ma scusa, perche' dici cosi ?
- Perchè non c'e' nessun controcanto, nessuna voce femminile in quella canzone.
- Secondo me non l'hai sentita, perche' la voce c'e' ed e' pure bella.
- E secondo me tu hai visto la Madonna !
E la discussione fini' li, dove invece fini' la cassetta con quella registrazione me lo chiesi per anni.
Spari' e basta come tante cose di quella mia vita veloce ed affannata.
Negli anni a seguire ho cercato ovunque la prova dell'esistenza di quella versione della canzone con la vocina dietro: live, unplugged, cover, cazzi e mazzi ma niente !
Sempre lui, solo lui a cantare dell'ombrello teso tra la terra e il cielo e del prezioso tentativo di stupire.
E ora, un'era geologica dopo, PEZZI DI VETRO per me resta cosi': con una voce femminile dolce e lieve a sottolineare i passaggi tra una strofa e l'altra, e quando la ricordo io la ricordo in questo modo... ma la cosa piu' ridicola succede quando la canto... lascio spazio a De Gregori e FACCIO IO IL CONTROCANTO ! Che fesso !
Lucciole per lanterne ?
Eccesso di additivi ?
Io ho formulato la mia teoria: la mia cameretta si trovava sopra un antico cimitero e la voce era quella di una druida oppure, e questo mi piace meno, era quella di un antico guerriero gallico...Obelix con la voce della Iervolino ?
Ne sono certo.
lunedì, dicembre 31, 2007
BRIVIDI STRUGGENTI
Steso sull'asse del tempo:
i piedi trapanati nel passato
lo stomaco che assimila il presente
e la testa sempre lanciata nel futuro.
Ecco come mi vedo per l'anno che sta per cominciare.
2008... 44... come i gatti.
lunedì, dicembre 24, 2007
Merry Christmas Mr. Lawrence
"Ehi... buongiorno ! - Disse lei issandosi sulla schiena, con gli occhi ancora semichiusi ed i capelli arruffati - E' tanto che sei sveglio ?"
Lui la guardò e sorrise, aveva trascorso gli ultimi dieci minuti ammirando il suo sonno profondo, sereno e lieve come quello di chi non teme il risveglio, e ora stava fotografando mentalmente quel risveglio con la ferma volontà di mandare a memoria futura tutti quei momenti, tutte quelle istantanee che sarebbero state legna da ardere da usarsi quando il grande freddo della separazione li avrebbe riaccolti tra le braccia.
"Pochi minuti. E' l'alba e tra un po' dovremo andare via entrambi, ma c'e' ancora tempo. Sai a cosa stavo pensando ? A quanto mi mancava addormentarmi e risvegliarmi con il profumo della tua pelle".
"Le cose ti mancano quando non le hai piu' caro monsieur de La Palisse", lo canzono' lei
"Mmm... anche se Elvis e' vivo e se la gode in Messico qui, una volta, non era tutta campagna, corso Vittorio era e corso Vittorio e' rimasto"... e risero insieme.
"Andrai via in questi giorni ?" domando' lui mentre si obbligava a non cercare le sigarette
"Dovrei andare a Crans Montana, ricordi ? I miei hanno una casa lassù'", rispose lei porgendogli il pacchetto.
"Ullallà le me cojons... je me ne rappelais pas" becco' lui un po' acido
"Dai, non mi prendere in giro, per favore. Se mi dici che ci potremo vedere trovo una scusa e non ci vado ma credo che sara' difficile, vero ?"
"Sarà un po' complicato perché, come immagini, non saro' l'unico in vacanza nei prossimi giorni e poi non voglio che tu rinunci ad andare via per me"
"Cheeeee ? Scherzi ? Ma allora davvero non hai capito un cazzo ! Tu pensi che per me questo sia un modo per ingannare il tempo ? Per sentirmi giovane ? Davvero non hai idea."
Lui aveva idea o almeno sperava che la idee coincidessero ma non aveva alcuna intenzione di interrompere il monologo, aveva bisogno di sentire quelle parole a qualunque costo, non gli importava nulla della di lei rabbia o dell'agitazione, voleva senza mezzi termini sentire quelle cose e per questo tacque.
"Sai che mi sorge il dubbio che tu ti sia rincoglionito ? Un tempo sapevi cosa io pensassi prima di saperlo io stessa e ora mi dici 'ste cazzate ? Li hai contati gli anni ? Te lo ricordi quel numero, beh sappi che non c'e' stato Natale o 13 gennaio o qualche altra cazzo di ricorrenza che io non ti abbia pensato... mai. Lo so ho fatto le mie cazzate ma anche tu ne hai fatti tanti di errori eppure siamo tutti e due qui come mai ? Te lo sei chiesto ?".
Lui se lo era chiesto questo ?
Comincio' a fare il calcolo mentale dei chilometri in autostrada macinati cercando risposte a questa domanda e giunse alla conclusione che tempo un paio di settimane e avrebbe coperto la distanza tra la Terra e la Luna. Ma tenne per se' numeri e risposte.
Le guancie, rosse di agitazione, erano un tutt'uno con i capelli e dallo sguardo solo lampi verdi desiderosi di colpire l'interlocutore, continuo': "Non hai mai smesso di essere il centro di tutti i miei pensieri, ti sei mai chiesto perche' mio figlio si chiami come tuo padre e il tuo invece no ? Si, lo so, sono cose tipiche del casato nobiliare, come dici tu, ma per me quello era un modo per rimanere dentro questa storia, era la continuita' che questa storia non ha avuto. Ti ho rincorso per secoli e ora mi dici di andare in Svizzera per le feste ? Sei uno stronzo e amen."
"AMEN ???" rispose lui, trattenendo a stento la risata.
"Si, AMEN... e che cazzo ti ridi ?"
"Ma come... fai tutto un cazzo di discorso stile Martin Luther King e lo concludi dicendo sei uno stronzo e amen ? Ma te lo immagini "I have a dream... e comunque voi bianchi siete tutti degli stronzi... amen !"
"Cercavo solo di essere seria - si giustifico' lei - e poi... poi vaffanculo" disse mettendosi a ridere, gli si avvicino' mimando una sberla che si trasformo' in una carezza sul viso.
"Sai come sono fatto no ? Ridere di tutto e tutti, ho sempre vissuto cosi' e cosi' voglio morire. E' inutile provarci ora, io non crescero' mai.", replico' restituendo la carezza.
Lei prese la mano, la osservo' e portandola sul seno disse "Sbagli... tu sei gia' cresciuto, tu non diventerai mai vecchio, forse fuori si ma dentro no, questo mai".
Una farfalla comincio' a volare inquieta nello stomaco di lui, un rospo gli aggredi' la gola ma nessun animale pote' impedire agli occhi di inumidirsi quando apri' la bocca per dire "Questa e' una delle cose piu' belle che mi siano mai state dette... grazie".
Le cinse la nuca e, tirandola per i capelli, l'avvicino a se' guardandola fissa negli occhi, si fermo' un attimo e comincio' a baciarla con veemenza.
E quelle bocche si trasmisero il codice Morse di una lunga storia cominciata da due adolescenti alla scoperta del mondo, passata per due ragazzi che non sapevano cosa fare delle loro vite ed arrivata fino a due adulti pronti a rincorrersi.
Passarono molti minuti prima che i due potessero riprendere a formulare parole di senso compiuto e fu lui ad rompere il silenzio chiedendole cosa temesse della vita.
Riconobbe un'espressione di stupore nel suo sguardo, lei aspetto qualche secondo e poi apri' la bocca: "Prendi carta e penna perche' sono tante le cose che temo: ho paura che possa capitare qualcosa a mio figlio, ho paura di diventare vecchia e brutta, ho paura di rincoglionirmi, ho paura di perdere la voglia di vivere, temo per la tua incolumità quando non posso vegliare su di te e ti so in giro con la macchina e poi ho paura che tu possa sparire nuovamente. Ti bastano o continuo, perche', sai, potrei andare avanti ancora qualche minuto. - si fermo' un attimo e poi rimando' - e tu ?".
Lui si alzo' dal letto e si avvicino' verso la finestra dalla quale si dominava uno dei viali alberati piu' belli della citta', sposto' la tenda e disse: "L'unica mia vera paura è che io possa sopravvivere ai miei figli e che tu possa sparire nuovamente poi, per il resto, a tutto potrei trovar rimedio... ma perche' mi vengono in mente 'ste domande del cazzo ?".
"Perche' sei strano, no ?" rise lei che continuo' "E' ora di andare, vero ?". Lui fece cenno di si con la testa, le tese la mano e insieme si avviarono verso la doccia.
Uscirono dall'ascensore e si infilarono nella hall del grande albergo uno al fianco dell'altro, vicini, spalla a spalla pronti per la normalita' che attendeva entrambi.
Si spostarono in un angolo, lui la prese per mano, la bacio' e le bisbigliò nell'orecchio: "Vai a Crans e divertiti, io ti aspettero', ci vediamo al tuo ritorno. Sii serena."
Lei sorrise sollevata, lo fisso' e gli strappo' un sopracciglio: "Questo lo porto con me... merry Christmas Mr. Lawrence".
lunedì, dicembre 17, 2007
Temesvár, Temeswar, Temeschburg,
Темишвар, Tamışvar
L'argento era finito, tutto usato per gli scintillanti molari dei meno abbienti.
Di aglio nessuna traccia, tutto consumato dagli ospiti cinesi per condire la loro prima colazione.
I paletti di legno spariti... di questi pero' non voglio immaginare la destinazione :)
E cosi' ho detto no... ho rifiutato l'offerta di lavoro meno sexy di tutta la mia carriera e rimarro' qui, ramingo tra il Po e la Valle.
Economicamente era pure interessante ma non abbastanza e poi io a TIMISOARA... che ci andavo a fare ?
Messi da parte passaporto, Bram Stoker ed una rossa vocina insistente che ha ripetuto per giorni "... pensaci pensaci..." mi concentro ora su come spendere tutta la tredicesima in cose completamente inutili ma delle quali non posso assolutamente fare a meno... che è poi la cosa che nella vita mi riesce meglio di tutto.
mercoledì, novembre 28, 2007
TRANSILVANIA
.......
Roles & Responsibilities:
As a Sr. Security Consultant / Enterprise Security Architect, you will be responsible for:
-Define the security models for a number of key project architectures.
-Define and/or review the security model for a number of target architectures
-Govern enterprise security architecture standards
-Provide guidance, methods and solutions
-Provide recommendations and risk assessments to Solutions Architects
- .....
MINKIA !!!
Mi hanno offerto un posto di lavoro in... ROMANIA !
Aglio, pallottole d'argento e paletti di legno saranno considerati FRINGE BENEFITS ?
martedì, novembre 20, 2007
IL MACELLAIO DI KYOTO
Ho la passione per la cucina e quando mi diletto a preparare qualcosa, come tutti NOI "chef di un certo rango", lo faccio solo usando i MIEI coltelli.
Andava tutto bene fino a quando, vittima anche io della cucina e delle tecniche giapponesi, ho deciso di comprare un set di coltelli in ceramica.
Ieri sera il debutto: pollo al curry e tris di verdure "à la julienne" con semi di sesamo... un gran inizio per i miei nuovi, bellissimi, costosissimi coltelli di ceramica.
Mi era stato detto: le lame di ceramica sono molto maneggevoli, molto leggere, molto affilati... avevano sbagliato avverbio: non era molto era TROPPO.
Al disossamento del pollo vennero immolati i polpastrelli di anulare e pollice sinistro ma il vero sacrificio umano doveva ancora arrivare e gli Dei della cucina, offesi dalla presunzione del mortale, richiedevano sangue, molto sangue.
Fu la "julienne" a soddisfare la loro sete atavica offrendo come atto di devozione la terza falange del indice sinistro, la prima dell’indice e del medio destro (quando si dice la fortuna di essere ambidestri, no ?).
Un martirio di dimensioni epiche si consumò sul piano di lavoro della cucina.
E alla fine che rimase ? Un atto di solidarietà dei presenti ? Una loro lacrima ? Qualcuno a porgere unguenti e medicamenti ? Niente di tutto questo, solo le parole del piu’ grande : “E ci credo papi che ti sei tutto tagliato, le istruzioni di questi coltelli sono in giapponese !”.
Una famiglia di cabarettisti !
Questo post è stato scritto utilizzando una sottile bacchetta di bambù stretta tra i denti e i coltelli di ceramica se ne tornano, via cassonetto dell’immondizia, a casa loro... sul monte Fujiama
domenica, novembre 18, 2007
AMMICCAMENTI
Oh Valigia valigia... perche', questa mattina, quando sono sceso in cantina mi facevi l'occhiolino ?
venerdì, novembre 16, 2007
LA RESA DEI CONTI
Ho fatto di tutto e mi sento ora con la coscienza a posto.
Ma c'e' un limite a tutto e cosi' leggere -1 alle 08.53 in autostrada per la Valle mi ha convinto ma ancor di piu' mi ha convinto il colorito bluastro delle mie caviglie... e cosi' mi sono arreso:
HO RIMESSO LE CALZE
L'INVERNO E' ARRIVATO
A Pasqua la scarcerazione degli arti inferiori dalla prigionia di filo di Scozia.
La tremolante fotografia vuol essere un modo per non sentirmi in colpa per aver ceduto a questa debolezza
sabato, novembre 10, 2007
ACCANIMENTO TERAPEUTICO
Questa notte avrei voluto scrivere del funerale di un ragazzo di 18 anni al quale ho partecipato oggi.
Avrei voluto farlo perche' scrivere qui e' per me come mettere in ordine le mie idee e le mie emozioni, una sorta di terapia.
Ma davvero oggi non ce la faccio e per quanto io sia, solitamente, molto poco indulgente nei miei confronti non e' proprio il caso di insistere e salto la seduta, 'stavolta.
Sei nel mio cuore Daniele.
martedì, novembre 06, 2007
CAN'T IGNORE THE TRAIN (2)
Li guardo e davanti a me vedo due faccine stupite, la curiosita' li brucia e, anche se forse mi dovrei fermare qua, decido di proseguire.
- Noi non volevamo andar via e cosi' i poliziotti si arrabbiarono moltissimo: prima lanciarono dei gas per far piangere e respirare male e poi cominciarono a correrci dietro per farci scappare farci tornare a casa.
- Erano cattivi - sottolinea lei.
- No, non lo erano, forse qualcuno era cattivo e si divertiva pure ma la maggior parte di loro era solo brava gente che faceva quel lavoro perche' al proprio paese non c'era niente di meglio.
Ecco, si, ho deciso il giusto compromesso: vado avanti ma racconto loro una versione piu' adatta alla loro eta', i dettagli e il resto rimarranno nella testa mia e di chi era con me quella mattina.
- Presi la mia amica per mano e cominciammo a correre ma cosi' come era vestita era davvero un fardello quindi la cinsi per la vita e la trascinai dietro di me facendola quasi volare. Lei incespico' un paio di volte ma si rialzo' prontamente. Immaginate il casino piu' casino che potete: gente che corre e urla, banchi del mercato che cadono per terra, le esplosioni della polizia, i sassi lanciati da quelli del corteo. Continuammo a correre per un centinaio di metri fino a quando io, nel tentativo di saltare una bancarella bassa di vestiti usati, ci inciampai sopra e scivolai per terra.
- E li che ti sei fatto male ? - fa il coro.
- No, non ancora, quasi. Non feci apposta a far cadere tutto per terra e siccome in fondo in fondo ero pur sempre figlio di un militare mi girai a chiedere scusa al tipo del mercato... ero un cazzone casinista ma molto ben educato.
- Ma se dici un sacco di parolacce ! Mi ribatte lei.
- Ma stai zitta ? Fallo parlare no ? Il mio Ser Lancilotto alza lo scudo per difendermi.
- Fu quando mi girai che vidi uno, che non era uno del mercato, non era vestito come loro e aveva qualcosa in mano, mi rigirai e quel qualcosa arrivo' violentemente sulla mia nuca.
- E chi era ? Ti ha fatto molto male ? - dicono in coro.
- Non lo so chi fosse e mi fece molto male visto che era un tondino di ferro, comunque non mi potevo fermare e cosi' mi rialzai, questa volta fu la mia amica a tirarmi dietro di se' per portarmi via di la'. Io non riuscivo a correre bene, ero rintronato e incespicavo sempre... era davvero un casino e lei mi trascinava. Andammo avanti ancora, poi sentii la voce di Eleonora dire "Aiutaci" e dopo pochi attimi mi ritrovai steso per terra, nel retrobottega di un robivecchi che, lanciandoci un paio di coperte militari addosso ci copri' e ci intimo' in dialetto:"Ciùti". Il vecchietto aspetto' che le acque si calmassero, poi ci chiamo' e di invito' ad andarcene. Tornammo a casa e la mia amica venne a casa dei nonni con me e fu la mia salvezza perche' il nonno, vi ricordate come era no ? Quando mi vide sporco di sangue non disse nulla e, davanti a lei, si limitò a guardarmi con disprezzo e a non parlarmi per 15 giorni, che non era poi tanto male in fondo.
- Si, io me lo ricordo il nonno era molto severo ma molto bravo.
Sotto quelle coperte sporche le cose furono un po' piu' complicate ma davvero non posso dirlo a loro questo. Sudati, spaventati e con il fiatone respiravamo la puzza di quella stoffa vecchia di anni, sentivo un rivolo di sangue scivolare lungo il collo e quale fu la cosa migliore che mi venne da dire ? Hai qualcosa ? Lei in silenzio e con il fiato corto rovisto' nella tracolla di cuoio di ordinanza e da una stagnola di sigarette tiro' fuori due sassolini bianchi, due cristalli che per farti brillare dentro vanno sciolti sotto la lingua.E cosi' fu.
Rimanemmo un po' in attesa del botto che quando arrivo' cancello le impossibili e residue remore verso i rumori e i mugolii che il nostro salvatore doveva ascoltare.
Passati i rumori e ancora un po' di tempo il vecchio ci chiamo' e ci disse che potevamo andare.Mi alzai e caddi rovinosamente tagliandomi una caviglia con una bottiglia ma non sentii alcun dolore: la botta in testa ovattava il mondo, la metedrina lo esaltava ed io, li' in mezzo, a non capire nulla.Eleonora si fermo' a ringraziare il vecchio robivecchi, lo bacio' su una guancia e vidi che questo le disse qualcosa... che ti ha detto ? Con le lentiggini sorridenti ad evidenziare gli occhi fatti rispose: ha detto... 17ª Brigata della III Divisione Garibaldi. Avevamo trovato quello giusto.
Vagammo ancora un po', con ancora in tasca i limoni per i lacrimogeni, in un tripudio di bancarelle rovesciate e ridemmo un sacco all'idea che proprio non eravamo dei duri e puri, tutto movimento e lotta di classe e niente cazzi nostri.
Li vedo davanti a me, hanno sonno ma resistono, aspettano forse che la storia finisca e che io, come San Giorgio, ammazzi il drago ma non e' cosi'.
- E poi ? La vocina dal fondo del divano.
- E poi niente, chiedete a vostra nonna che non si fa mai i fatti suoi... ridiamo insieme.
Lei mi abbraccia, mi da un bacio e mi dice: "Buonanotte... pelaaaatone".
Lui mi si avvicina: "Bella questa storia ma una cosa non capisco... perche' l'hai fatto ? Perche' sei andato sapendo che sarebbe stato pericoloso ?"
- Ale, l'ho fatto perche' credevo e credo ancora in certi ideali e credo sia giusto discutere per queste idee, ci sono andato perche' a volte, nella vita, si possono anche prendere decisioni strane e magari pericolose ma le prendi e basta e poi ci fai i conti.
Mi guarda in silenzio e mi fa: "Posso raccontare questa storia a Luca il mio amico ?"
Luca... il suo amico i cui genitori non mancano mai la messa la domenica e non direbbero CAZZO nemmeno sotto tortura... si si raccontagliela pure chissa' che non sia la sua ancora di salvezza.
- OK grazie e com'e' gia' quella frase sui treni che dici tu ?
- Che i treni non si possono ignorare, loro fischiano e tu ci monti sopra e ti fai portare via senza fare domande.
sabato, novembre 03, 2007
CAN'T IGNORE THE TRAIN ( 1 )
-Papi, mi ha detto la nonna di farmi raccontare da te di quella volta che sei arrivato a casa con la testa rotta e nonno si arrabbio' tantissimo.
-Quale volta ? E' successo in piu' di un'occasione
-Non so, siccome le ho raccontato che ieri mi hai messo in castigo mi ha detto di ricordarti quante ne combinavi tu. Mi ha detto di ricordarti che era aprile.
Aprile... si, ora ho ben chiaro a cosa si riferisca. E brava mia madre... e ora ? Glisso o vado avanti ?
-E io ? -Arriva trafelata la piccola- Che racconti ad Ale ? Non mi chiamate mai.
Il dado e' tratto, prima o poi doveva capitare di raccontare loro di quante incazzature io abbia regalato ai miei. Ero convinto, pero', di doverlo fare davanti a due adolescenti e non a due bambini ma mia madre ha deciso di vincere il premio "Nonna comprensiva dell'anno" e quindi sono qui, un venerdi' dopo cena, a raccontare una storia antica che pur non essendo una favola e' lo stesso piena di sogni e speranze.
Una voce dall'altra parte della casa urla divertita: si ma dilla tutta e specifica che quella con te non ero io, io ero una brava ragazza prima di conoscere vostro padre. E manco portavo gli zoccoli e le gonne a fiori.
-E dov'era la mamma ?
-Mamma andava al liceo classico, li quelle cose non succedevano, io che invece frequentavo lo scientifico ne ero sempre in mezzo.
-Si, ma allora ? Intima la satanassa.
Mi sistemo sul divano, sposto la caviglia sinistra sotto la gamba destra come mi e' consueto e provo a schiacciare nella testa il bottone giusto. Vorrei una sigaretta ma non si puo'.
...
-Era il 1979, il 7 aprile. Ero giovanissimo ed ero molto incazzato.
-Non si dice.
-Cosa ? Giovanissimo o incazzato ?
... scoppiano a ridere con aria paziente.
-A quei tempi ero convinto che dovessi prendere quello che mi spettava e che per farlo ogni mezzo fosse lecito e come me c'erano tanti ragazzi che la pensavano cosi'. Quella mattina, dicevo, si sparse davanti alle scuole la notizia che molte persone che la pensavano come me, che avevano i miei stessi ideali erano state arrestate nella notte. Immediatamente venne deciso che fosse necessario andare a dimostrare quanto non si fosse d'accordo con quegli arresti, quanto volevamo riavere i nostri amici liberi e venne organizzato un corteo.
-Che vuol dire corteo ?
-Zitta ! Scema !
Lei lo guarda, si alza e veloce come il vento si fa giustizia da sola con uno spintone.
-Un corteo e' quando tante persone scendono per le strade tutte per la stessa ragione. Era sabato mattina e decidemmo di andare a urlare la nostra rabbia nella zona di Porta Palazzo, il mercato piu' grande di Torino, e cosi' dalla mia scuola partimmo in tanti per raggiungere gli studenti delle altre scuole che la pensavano come noi. Quando arrivammo nella piazza comincio' una specie di appello, tutti cercavano tutti per sentirsi piu' sicuri e con meno paura addosso. E cosi' si sentiva urlare: quelli del Galfer ci sono e anche quelli dell'Ottavo. Ecco ! Arrivano quelli dell'Avogadro...
Si, ricordo bene quella specie di appello e ricordo anche la mia agitazione quando si alzo' la voce che erano arrivati anche quelli del Segre', era il suo liceo e davvero speravo che non fosse venuta. Sarebbe stata una mattinata molto agitata e io gia' non sapevo badare a uno, figurarsi a due.
Quando la vidi, pero', l'apprensione venne sostituita dalla rabbia.
La voce dalla cucina: si, si racconta come era vestita la tua amica furba. Ma come cavolo si fa ad andare ad un corteo non autorizzato con gli zoccoli e il gonnellone ?
-Che vuol dire ? Chiede il grande.
-Vuol dire che quando tu pensi di dover correre e forse scappare ti dovresti vestire in maniera adeguata, non trovi ?
Mi guarda stupito perche' non riesce a immaginare, credo, la gente che scappa e sopratutto perche' scappa.
-Non eravamo tantissimi quella mattina ma quelli che c'erano erano tutti molto determinati e molto arrabbiati e urlavamo davvero forte. Ma non potevamo andare dove volevamo perche' davanti a noi si era schierata la polizia che disse che non eravamo autorizzati a passare di la e dovevamo andar via subito.
E ora ? Come posso dir loro dell'adrenalina che provai quando il questore o chi per lui, con indosso la fascia tricolore, prese il megafono e ci intimo' di disperderci. E poi la tromba squillo' e la celere comincio' la carica.
Che sapore ha l'adrenalina ? Che colore ? Per me e' un onda gialla che mi sale alla gola e mi stordisce di elettricita', è amara e sa di ferro.
...(CONTINUA)
domenica, ottobre 28, 2007
SSsssshhhh...
Spero, con tutta la mia determinazione, che il giorno in cui, davanti ad una canzone come questa, non saro' in estasi e con la pelle d'oca... beh spero sinceramente di essere morto.
Perche' il mio cuore accellera e la mente va per i suoi strani percorsi quando una voce cosi' mi ammalia, mi possiede e mi lascia tramortito appena smette di cantare.
Lei e' MARIZA e canta il FADO, che non si traduce, come non si traduce SAUDADE perchè non sempre riusciamo a tradurre quello che abbiamo dentro, sta li e basta, ci appartiene e ci spinge sempre un passo piu' in la' e ci fa TACERE quando riusciamo ad ascoltare.
venerdì, ottobre 26, 2007
COMPAGNI DI MERENDE

E con questa cazzatina da adolescenti io arrivo a quota 3 e lei a 5.
Bello il disegno vero ?
Opera mia... magari da grande faro' l'artista o il cantante o l'astronauta o ...
mercoledì, ottobre 24, 2007
PEEK-A-BOO
Una fredda giornata autunnale, ecco cosa lo aspettava quella mattina, il sole era vivo ma la temperatura della prima mattina era rigida, troppo rigida per quelli, come lui, che ancora andavano in giro senza calze.
Era un po' agitato, solo un po'... abbastanza da fargli dimenticar di accendere l'autoradio, la prima volta in oltre vent'anni di patente.
Il traffico cittadino fu cosi' generoso, quella mattina, da regalargli piu' caos del solito e farlo cosi' arrivare con 10 minuti di ritardo al rendez-vous, 10 minuti sufficienti a convincerla ad affacciarsi sul ciglio della strada per controllare l'andirivieni delle automobili.
Lui la vide e rallento', quel tanto che bastava per far scattare il rosso guadagnando cosi' qualche attimo in piu' per poterla guardare, ammirato: la figura sottile vestita di nero si staccava con forza dal marmo bianco dei portici ed il suo continuo far capolino tradiva un agitazione che lui ben conosceva, probabilmente aveva le mani bollenti.
Ma smise di guardarla: il conducente della vettura che seguiva gli ricordava che il verde era scattato e un lieve capogiro che era ora di smetterla di emozionarsi.
Un veloce colpo di clacson e, in un soffio di porta, la bella incatenata, a testa alta, fece il suo ingresso (grazie Lucio) e una lieve fragranza di sandalo e agrumi la segui'. Lui se ne riempi' le narici e, prima di svenire, fece in tempo a dirle: "Che buon profumo che hai"
Lei, fra l'imbarazzato ed il blase', bisbiglio' "Ti piace ? Burberry London".
"Esticazzi" fu la sua replica.
In un attimo la brina si sciolse ed entrambi risero felici.
Un giornata piena di cose da raccontarsi, di commenti da fare, di risate arretrate li attendeva e non rimasero delusi, le Langhe piemontesi, in autunno, seppero essere un luogo da favola e a loro fu sufficiente aggiungerci una principessa ed un principe.
Poi, all'imbrunire, la via del ritorno.
- Che musica ascolti ? Fammi sentire. Disse lei schiacciando PLAY
Era Lauryn Hill, The miseducation.
E fu alla terza canzone che lei appoggio' il capo sulla sua spalla ed entrambi smisero di cantare.
- Che succede ? Domando' lui preoccupato.
- No, niente scusa. Ma la senti questa canzone ? E' incredibilmente triste.
It could all be so simple Potrebbe essere tutto così semplice
But you'd rather make it hard Ma tu sei per le cose difficili
Loving you is like a battle Amarti è come una battaglia
And we both end up with scars Ed entrambi finiamo con delle cicatrici
Tell me, who I have to be Dimmi, chi devo essere
To get some reciprocity Per avere qualcosa in cambio
No one loves you more than me Nessuno ti ama più di me
And no one ever will E nessuno lo farà mai.
- Si la ascolto ma questa canzone è abbondantemente postuma alla nostra fine, non vedo il nesso. Scusa sai sono un uomo e su certe cose non ci arrivo, mi ci devi spingere tu.
- Si, postuma - ridacchio' -ma quante ferite ci siamo procurati a vicenda anche noi ?
Lui annui' silenziosamente, tolse al volo il cd dalla radio e, senza guardare, prese il primo tra quelli nel cruscotto...
Mio papa' fa il casalingo, il casalingo. Il casalingo si sa il gran da fare che ha, ha, haaa....
Solo lo Zecchino d'Oro poteva risistemare la situazione e lui comincio' a cantare a squarciagola con lei ai cori. Si avvicinava il buio ma il sole era ancora caldo nell'abitacolo.
Arrivarono poi i saluti e lei, nuovamente tesa, apri' la borsa:
- Senti, ho un regalo per te, ma vorrei che lo aprissi dopo, stasera, stanotte, quando lo ritieni opportuno tu ma non ora.
Un pacchetto con una severa carta blu scuro passo' velocemente di mano.
- OK, stanotte, promesso.
- Prometti anche che ci sentiamo presto e dammi un bacio.
Passata qualche ora, lui, nel silenzio della notte, si ricordo' di aprire il regalo.
Dopo 10 minuti le invio' un sms: "Tu sei proprio scema, non appena ci vediamo te lo restituisco".
Sta ancora aspettando la risposta.
lunedì, ottobre 22, 2007
LORELEI
DIN DON... sms (veramente i miei sms hanno Sakamoto come suono ma mica posso scrivere Taraatatarara... ).
- " Can´t look out,can´t look in ! Lunedi' devi per forza lavorare ? Ti va di tagliare insieme stile scuola ?"
Lunedi', giorno tradizionalmente dedicato al "dammi la forza di arrivare a 'stasera", veloce rendiconto mentale delle attivita': meeting ? NO, il lunedi' a meno che non me lo prescriva il prof. Veronesi evito di convocare, partecipare a riunioni. Mail, attivita' in sospeso ? Qualcosa lo posso anticipare stanotte e il resto si fotte a martedi'. OK.
Altro ? Mmmm... 'spetta che penso... ipocrita, avresti rinviato anche un triplo bypass quindi taglia corto e di' di SI.
- " Get yourself, get right.Out of the doors. Per me va bene purche' non mi trascini a giocare a ping-pong o per centri commerciali come i veri giovani. Era questa la canzone ? "
- " In the light,we´ll make love. No, tranquillo niente arcade. Improvviseremo. Sentiamoci domattina. Si era lei."
Si era proprio lei... cazzo:
...We're covered by the sacred fire
then you cut me, you cut me to the bone.
... vado a leggere la posta del lavoro.
venerdì, ottobre 19, 2007
DEL PIERA
Mi piace il calcio ma non ne sono schiavo, se posso vedere una partita importante la vedo ma se ho di meglio da fare faccio il “di meglio” senza problemi.
Vado allo stadio con frequenza decennale e, se dipendesse da me, condannerei ai lavori forzati alla Cayenna quelli che si picchiano e rompono le palle al prossimo per il calcio e di SKY apprezzo FOX Crime e Jimmy non certo Canale Supercalcio.
Ma la serpe, spesso, cova in seno senza nemmeno che tu te ne accorga e cosi’ ti capita di avere un figlio di 10 anni che vedrebbe Biscardi tutte le sere ed una figlia di 7 anni che va a dormire con la maglia n.10 di Del Piero.
E cosi’ quest’anno, dopo aver passato l’estate in estenuanti partite tra di loro sul terrazzo o con gli amici in spiaggia o al parco, hanno deciso che, oltre al classico nuoto, avrebbero fatto calcio.
Chiaramente la cosa piu’ complicata e’ stata trovare una scuola calcio cosi’ come io intendo lo sport e la ricerca è stata complicata e lunga, due le condizioni essenziali:
1) che non ci fossero esaltati tra istruttori, bambini e fauna varia
2) che si insegnasse il calcio come sport e non come religione.
Dopo lungo peregrinare alla fine questa specie di oasi e’ stata trovata e cosi’ la settimana scorsa sono andati a fare la prova di ammissione. Il maschietto, avendone gia’ esperienza, era abbastanza tranquillo e divertito, la satanassa, invece, sotto quella sua maschera di eterna presa in giro era agitatissima, ma non per il fatto di essere l’unica bambina ma per la paura di non passare la selezione, di vedere le speranze di un estate svanire nel nulla.
Vederla correre ed arrancare in mezzi a bambini tutti alti almeno dieci centimetri piu’ di lei e’ stato divertente ma ancor piu’ divertente è stato sentire i commenti degli altri genitori:
- ma quello con i capelli lunghi… è una bambina
- si si ma che c’e’ venuta a fare,
- gia’, chissà che passa per la testa ai genitori
- ma guarda che simpatica e come si dà da fare
- si ma dura poco
- e poi, secondo me, da grande sara’ pure lesbica
E via discorrendo.
Io, silenzioso, ascoltavo divertito e con distacco, perche’, per me, la cosa piu’ importante era vedere la sua espressione felice.
Poi pero’ il fattaccio: la mia mezza pippa preferita sradica il pallone dai piedi di un watusso di 11 anni e con tutta la velocita’ che quelle sue zampette corte le permettono vola verso la porta avversaria, tira e prende un clamoroso palo.
L’allenatore mi si avvicina e dalla rete mi urla: MITICA ! Poi si gira verso di lei e scompigliandole i lunghi capelli le dice: “Ti prendiamo”.
L’ho vista toccare il cielo con un dito e, per me, vederla raggiungere il primo obiettivo della sua vita, è stato… non lo so cosa sia stato con esattezza, so solo che mi sono dovuto asciugare gli occhi un po’ umidi.
E stasera si comincia... il che è bello per la retorica dell'amore e del "core di papà", ma sai anche che palle ? E portali qui e accompagnali tu e chiediamo alla baby sitter e non ti dimenticare di passarli a prendere... ecc... ecc...
Si deve fare, no ? Anche perche', puta caso, che la Del Piera in questione mi diventi una vera DEL PIERO... beh io mi ritiro dal lavoro e mi faccio mantenere a vita... altro che "a babbo morto".